Recensione a cura di Daniela Quieti


Doppelgänger - L’anima allo Specchio di Anna Montella
 
recensione a cura di Daniela Quieti
giornalista/scrittrice

 
Il romanzo Doppelgänger - L’anima allo Specchio di Anna Montella (La Luna e il Drago 2013), sottotitolato La chat ai tempi del Virtual Places, inizia con una premessa avvincente, l'idea di un "doppelganger", un sosia malvagio derivante dal mito del cupo folklore tedesco con tutte le implicazioni che lo caratterizzano. Al tempo delle chat che mutarono radicalmente le esistenze di quanti sperimentarono la possibilità di mettersi in contatto con utenti diversi, il doppelganger si identifica con il proprio e con l’altrui immaginario in chiave virtuale.

I Doppelgangers classici cercavano di sopravvivere attraverso un corpo umano, quelli contemporanei trovano forma in una rappresentazione simulata: un avatar ombra del recondito ego o alter ego da mostrare agli altri, un modo forse per esorcizzare l’inquieta consapevolezza di essere creature viventi destinate a scomparire. 

In alcune tradizioni o leggende vedere il proprio doppelganger era un presagio di fine o di condanna alla persecuzione inflitta dalla spettrale controparte e, nello scenario digitale, la realtà soggiace al background con una velocità che funge da seconda vita soggetta a eventuale reset.

Tuttavia il ventunesimo secolo offre una serie di tecnologie tali da simulare l’immortalità.

Il Doppelgänger assomiglia dunque a un’identità riflessa in uno specchio che ne proietta il “doppio” disgiunto, quale  allegoria dell’aspetto tenebroso dell’individuo.

L’avvento delle chat e dei social network concede a qualunque persona la possibilità di creare un’alterità virtuale da rappresentare in base al subconscio, facendo coesistere parallelamente spinte emotive inconfessate che trovano completezza nell’identità fittizia.

Nello specifico, il romanzo della Montella analizza la dimensione dei Virtual Places VPchat, spazi virtuali nei quali si poteva condividere in modo inconsueto un’autentica e al tempo stesso  dissociata soggettività.

L’autrice osserva attentamente il fenomeno trascorso da poco più di un decennio, ma già fattosi disarticolata archeologia del tempo web non ancora sufficientemente approfondita, intrisa di “nostalgia del paradiso perduto”.

I contenuti presenti nel testo riverberano lo sfondo onirico in cui si muove la struttura narrativa, che ricompone l'ancestrale frammentazione dell'ego attraverso un fenomeno collocato in una diversa simultaneità emblematica del bipolarismo fra virtuale e reale.

La ricerca sociale e letteraria presente nel testo rivela una specificità espressiva originale e coinvolgente.

                                                                                                                                         Daniela Quieti

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